Il sogno
geometrico
di un pittore.
Avete presente i cristalli di neve? A chi non piace questa meraviglia della natura? Sono diversi fra loro e ci affascina la geometria sempre precisa che emana da questi oggetti microscopici. Gaggero fa di più: fa solidi trasparenti che s’incastrano, gabbie stellari, pluricubiche, dodecaedriche e mentre le guardi pensi: “Come fa ad averli visti prima di disegnarli?”. La domanda è legittima: un conto è riprodurre quello che si vede, un altro (ben più difficile) è vedere nello spazio, con la propria mente, un insieme di oggetti che non c’è, un sogno geometrico (forse filosofico) e metterlo giù su un foglio, su una tela, e renderlo apprezzabile a noi che siamo travolti dai colori e coinvolti nella inconsueta realtà dell’inimmaginabile.
Io l’ho visto, Gaggero, mentre segue una conferenza e contemporaneamente disegna un incastro di stelle concepito dal suo pensiero. Lo fa su un post-it, su una pagina del taccuino che poi, con calma, ingrandirà con accuratezza. Ma in quell’appunto c’é già la grandezza dell’intuizione.
E poi? Poi Gaggero ci rivela un’altra bellezza delle fotografie. Si sa che la foto riproduce la realtà, ma lui la taglia in fili sottili e ognuno di questi ha un colore e questi colori entrano nell’immagine come un imperativo che fa rivivere in modo brillante e coerente ogni millimetro di quell’epidermide. Vedi l’immagine di un luogo che già ti sembra di avere visto, ma ora è più bello del reale. E sogni di essere un magico writer, che in una notte va a colorare davvero quel posto.










