Paesaggi in risonanza
Le immagini possono essere frutto del piacere di disegnare o di fotografare, la loro scelta è un atto a monte.
Le immagini registrano un’emozione primigenia di fronte al mondo esterno da me: il paesaggio urbano, rurale, naturale, qualunque esso sia.
Guardare il paesaggio, quando diventa contemplazione, è cercare una concordanza, sentire il momento magico della risonanza.
La trama dell’immagine viene frantumata in mille colori, le strisce sono un pretesto: sono verticali ma potrebbero essere orizzontali, oblique, non importa.
Il paesaggio è fuori da me: l’ho solo scelto. E non è poco.
I colori sono miei, sono io per quanto balbettando e maldestramente riesco a esprimermi.
Ciascuno ha i suoi colori, solo i suoi. I colori sono come il DNA, le impronte digitali, … Ma la scelta di quelli usati e non di altri, tra i tanti possibili; la ricerca dell’equilibrio, dei pesi, implica prendere una direzione, compiere un atto di libertà. Niente è automatico, inevitabile anche se tutto è condizionato da tante cose diverse, relazionato.



















